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La mia Vita Dentro


1 969-2005: gli anni bui d’Italia e del carcere raccontati per la prima volta da un integerrimo direttore che ha visto e diretto 22 penitenziari, da quelli di massima sicurezza sulle isole di Gorgona e di Pianosa a quelli “a custodia attenuata”, spesso scontrandosi con burocrazia e amministrazioni non sempre trasparenti.

Perché la storia passa anche, forse in alcuni casi soprattutto, attraverso le prigioni. Attraverso le storie degli Epaminonda, dei Gianni Guido, dei Curcio, dei Sindona, dei Marco Donat-Cattin, delle guardie carcerarie col whisky, dei processi contro mafia e Brigate rosse. “Va dato atto all’autore del coraggio manifestato nello scrivere un libro sul carcere in un momento come quello attuale in cui la profonda crisi economica, sociale, politica e, soprattutto, morale del Paese costituiscono fattori che non invitano a una riflessione approfondita sulla “discarica sociale” che è il sistema penitenziario italiano. Luigi Morsello questa riflessione ha voluto farla in modo provocatorio e c’è riuscito in pieno. Chiama a rispondere di insipienza politica la classe dirigente di ieri e di oggi…”. (Aldo De Chiara) Gli anni di lavoro di Morsello sono coincisi con uno dei periodi più bui della storia del nostro Paese: lì si collocano, infatti, con i loro ripetuti delitti, alcuni di portata storica, le azioni più devastanti del terrorismo e della mafia. L'appassionante panorama di personaggi che questo libro ci propone può finalmente rivelare al lettore l'umanità che vive dietro le sbarre e che costituisce, insieme al direttore, agli agenti, agli assistenti sociali, agli educatori, ai medici e infermieri, non tanto un’istituzione totale, quanto una vera e propria comunità” (Piero Luigi Vigna).