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Mafia Padana

La mia Vita Dentro
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Sull’ Orlo del Baratro
2 gennaio 2011

Mafia Padana


P arco Sud”, “Wall Street”, “Star Wars”, “Cerberus”, “Tenacia”....e naturalmente “Infinito”, la più importante degli ultimi anni.

Sono soltanto alcune delle operazioni antimafia condotte nel nord Italia. Gli autori, i giornalisti Francesco De Filippo e Paolo Moretti, ne parlano ampiamente in questo documentatissimo libro (Mafia Padana ed. Internazionali riuniti). Regioni come la Lombardia, il Piemonte e la Liguria, che costituiscono una buona parte del motore economico del nostro paese, conoscono ormai da parecchi anni il cancro delle mafie. La Liguria, per esempio, per due anni consecutivi (2008 e 2009) è stata la regione con maggiori reati ambientali dell’Italia settentrionale. E dove ci sono reati ambientali ci sono le mafie. Si potrebbero mettere in relazione due fenomeni: la scelta della ‘ndrangheta di investire gran parte dei proventi del traffico di droga della regione nel settore delle costruzioni, e l’ondata di cementificazione registrata negli ultimi anni nella zona. Liguria significa anche Bordighera, la cui amministrazione comunale è stata sciolta nel marzo 2011 per infiltrazioni mafiose. Un caso di scuola della presenza della criminalità organizzata al Nord. Soprattutto per quanti ancora pensano che in queste regioni le mafie siano quasi esclusivamente di tipo economico-finanziario, senza ripercussioni concrete e quotidiane sulla vita dei cittadini. “Decine di auto bruciate, bombe molotov, locali dati alle fiamme, auto prese a colpi di pallettoni...”è il ritratto di ciò che accade nella “tranquilla” cittadina della riviera ligure. Accade anche che Donatella Albano, consigliere di opposizione, riceva pesanti minacce per essersi opposta all’apertura di una sala giochi in città. Gesti che lasciano assai pochi dubbi sugli autori. Come una busta contenente un’immagine di San Michele Arcangelo (il protettore conteso da Polizia di Stato e 'Ndrangheta) con la testa bruciata, oltre alle consuete telefonate minatorie. Oramai non è nemmeno più corretto parlare di infiltrazioni. La ‘ndrangheta al Nord è forte e radicata. Talmente radicata da avere, in alcune regioni, spinte “federaliste” rispetto alla casa madre calabrese. Come in Piemonte, dove Giuseppe Catalano, boss di Torino, spinge per avere più autonomia. E come in Lombardia, dove il mammasantissima Carmelo Novella ha pagato con la vita il progetto di dare vita alla “Lombardia”, struttura della ’ndrangheta indipendente rispetto alla “montagna” calabrese. Fra gli autori dell’omicidio di Novella, avvenuto nel luglio del 2008, c’è Antonino Belnome, boss della locale di Giussano (in Brianza) che, arrestato nel 2010 nell’ambito dell’operazione Infinito, ha cominciato a collaborare con la giustizia. Uno dei rari pentiti di ‘ndrangheta (un’altra, Lea Garofalo, proprio in quel periodo è stata uccisa e sciolta nell’acido in un terreno a San Fruttuoso, vicino a Monza). Gli autori (che tra l’altro fanno notare un particolare importante: la ‘ndrangheta è una realtà giovane, con il 60% degli affiliati sotto i quarantacinque anni) riportano alcuni passi delle dichiarazioni di Belnome, interessanti per capire il profilo psicologico e la distorta scala dei valori di chi decide di fare parte di questo mondo :”L’adrenalina saliva sempre di più, la foga di fama e di successo, il potere era come una droga, non riuscivo a farne a meno, non ti rendevi conto, ti passava tutto dentro senza fermarsi mai e senza riflettere mai. Riunioni mangiatorie con capretto o agnello con tutti gli uomini seduti e tu seduto a capotavola, guardavo tutti in faccia e tutti potevano guardare me, si poteva iniziare a mangiare quando io davo l’invito con un “buon appetito” [...] Quando uscivamo la sera con i ragazzi nei locali non si pagava mai da nessuna parte, vedevi tutti che ti guardavano e ti salutavano con timore o solo per far pensare che ti conoscevano e tu vedevi tutto questo con orgoglio e goduria...” Potere, violenza, controllo del territorio. E poi ovviamente ci sono i rapporti con professionisti e imprenditori del Nord. Come Adolfo Mandelli, titolare del birrificio di Menaggio, sul lago di Como, finito in cella nel 2010 con l’accusa di “aver contribuito al rafforzamento economico” del clan Valle-Lampada. Un caso emblematico è sicuramente quello della Perego Strade di Cassago Brianza, già impegnata in lavori di primaria importanza come la costruzione del nuovo ospedale “S. Anna” di Como, e al centro dell’inchiesta “Tenacia” (il titolare, Ivano Perego, è attualmente in attesa del primo grado di giudizio). Secondo il gip Giuseppe Gennari, la Perego sarebbe diventata “una stazione appaltante della ‘ndrangheta”, che si sarebbe servita dell’azienda brianzola per penetrare a fondo nel settore degli appalti e consolidare i rapporti con settori delle istituzioni. Come scrivono Moretti e De Filippo, “una sorta di P3 in salsa calabro-brianzola, capace di infiltrare l’imprenditore [Perego, nda] e i suoi “calabrotti” in cene elettorali, summit di industriali, convention politiche e affaristiche”.