
I morti sono tutti giovani, belli e buoni: la realtà dell’epoca sbiadisce nel comprensibile buonismo che il rispetto per la morte richiede. Le commemorazioni spesso celebrano questo spirito: prima che comincino, se ne conoscono già i contenuti e le parole. Ieri, però, in Senato, abbiamo ricordato un uomo un Maestro, al quale la cultura italiana e non solo deve molto. Ne abbiamo richiamato l’autenticità, la passione, l’imparzialità e l’impegno civile. Io devo sinceramente ringraziare Tatjana Rojc e Maurizio De Giovanni per averlo fatto con uguali e affettuosi sentimenti.




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